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La famiglia come risorsa orientativa nei percorsi tecnici e professionali

REPORT – La famiglia come risorsa orientativa nei percorsi tecnici e professionali

L’orientamento non è un atto isolato né un momento di scelta: è un processo continuo che si costruisce giorno dopo giorno, soprattutto dentro la famiglia. Prima ancora che la scuola intervenga con attività strutturate, i ragazzi hanno già interiorizzato un’idea di futuro, di lavoro e di possibilità. Questa idea non nasce dal nulla: è il risultato di ciò che vedono, ascoltano e respirano in casa.

Per gli studenti degli istituti tecnici e professionali questo fenomeno è ancora più evidente. La scelta di un percorso formativo “professionalizzante” è spesso intrecciata con aspettative familiari, rappresentazioni del lavoro radicate nel territorio e una visione del futuro molto concreta, talvolta limitata.

 

La famiglia come primo ambiente di orientamento

Ogni famiglia trasmette ai figli una propria “mappa del possibile”: ciò che considera un buon lavoro, ciò che ritiene sicuro, ciò che percepisce come adatto “a persone come noi”.

Non si tratta di messaggi espliciti, ma di rappresentazioni implicite: commenti ascoltati a tavola, giudizi sui mestieri, racconti di esperienze lavorative, aspettative più o meno dichiarate.

Questa mappa influenza tre dimensioni fondamentali:

·        la percezione del valore della scuola (utile? inutile? strategica?);

·        la fiducia nelle proprie capacità (autoefficacia);

·        la disponibilità a esplorare (curiosità, apertura, sperimentazione).

 

La ricerca internazionale conferma che il supporto familiare è uno dei principali predittori della capacità degli adolescenti di pianificare il proprio futuro, anche quando il loro capitale psicologico è basso (Lent, Brown & Hackett, 2017).

 

Gli studenti degli istituti tecnici e professionali: un profilo particolare

Gli studenti dei percorsi tecnici e professionali hanno spesso con una visione del lavoro concreta, ma non sempre aggiornata.

Per lo più provengono da famiglie che hanno vissuto un mercato del lavoro diverso da quello attuale: più stabile, più lineare, più prevedibile. Questo genera scelte difensive perché la famiglia tende a indirizzare verso ciò che conosce: meccanica tradizionale, amministrazione, servizi alla persona, manutenzione.

Settori innovativi come automazione, meccatronica, biotecnologie, ICT industriale o energie rinnovabili restano fuori dal radar.

Inoltre molti ragazzi non sanno nominare le professioni emergenti, non perché non siano capaci, ma perché non le hanno mai incontrate. La letteratura parla di “vocational horizon” (Hodkinson & Sparkes, 1997): l’orizzonte delle possibilità è limitato dall’esposizione.

Infine l’autoefficacia è spesso fragile perché in famiglia si valorizzano solo alcune competenze e il ragazzo può convincersi di non essere adatto a percorsi tecnici avanzati o a ruoli di responsabilità.

 

Il ruolo della scuola: ampliare le mappe, non sostituirle

La scuola non può cambiare la storia familiare, ma può ampliare la mappa mentale degli adulti.

Non basta informare: bisogna coinvolgere. Le ricerche europee più recenti (Cedefop, 2023) sottolineano che i genitori non sono utenti da “istruire”, ma co-progettisti del sistema di orientamento.

Questo significa: far conoscere ai genitori i nuovi settori produttivi; mostrare loro le trasformazioni tecnologiche del territorio; aiutarli a comprendere che il lavoro tecnico non è più quello di vent’anni fa; ridurre stereotipi di genere e di classe; renderli parte attiva del percorso di scelta. Quando i genitori cambiano la loro rappresentazione del lavoro, cambia anche quella dei figli.

 

 

L’importanza delle esperienze dirette

Le famiglie, soprattutto nei contesti tecnici e professionali, hanno bisogno di esperienze concrete, non solo di parole.

Le ricerche sulla career education mostrano che le attività più efficaci sono quelle che coinvolgono sia studenti sia genitori in esperienze prossimali: visite in azienda; incontri con professionisti; testimonianze di giovani lavoratori; laboratori con imprese del territorio; open day con dimostrazioni pratiche.

Queste esperienze hanno tre effetti immediati: ampliano il vocabolario professionale degli adulti; modificano le credenze su ciò che è possibile; aumentano la motivazione degli studenti, che vedono riconosciuto il valore del loro percorso.

 

Accompagnare nell’incertezza

Una delle funzioni più delicate dell’orientamento è aiutare le famiglie a stare nell’incertezza.

Il mercato del lavoro attuale è fluido, discontinuo, imprevedibile.

Molti genitori reagiscono cercando di proteggere i figli: semplificano, rassicurano, decidono al posto loro. Ma la protezione può diventare un limite. L’obiettivo non è eliminare l’incertezza, ma imparare a navigarla: a scuola, in famiglia, nel territorio.

Per gli studenti degli istituti tecnici e professionali questo significa: non chiudere troppo presto il campo delle possibilità; non ridurre il percorso a un “mestiere”; mantenere aperta la porta verso ITS, apprendistato di alta formazione, lauree professionalizzanti; valorizzare la crescita personale oltre la competenza tecnica.

 

La famiglia come nodo di rete

La famiglia non è un ostacolo né un semplice destinatario: è un nodo di rete.

Quando è informata, coinvolta e consapevole, diventa un alleato potente della scuola e del territorio. Per gli studenti degli istituti tecnici e professionali questo è particolarmente vero: un genitore che comprende il valore della formazione tecnica può trasformare un percorso percepito come “di ripiego” in un progetto di futuro solido, dignitoso e aperto. L’orientamento più efficace non è quello che dà risposte, ma quello che allarga le domande.

 

 

                                                                                                                                                                                 Nadia Caposcialli

                                                                                                                                                             Docente orientatrice IIS Rita Levi-Montalcini

 

 

 

 

 

 

Fonti essenziali: Cedefop (2023). EU Reference Framework for Lifelong Guidance. Lent, Brown & Hackett (2017). Social Cognitive Career Theory. Hodkinson & Sparkes (1997). Careership Theory. Mazzetti et al. (2020). Counseling – Capitale psicologico e supporto familiare. Martorano, G. (2026). Genitori come risorsa orientativa (webinar).